La sedia galeotta

​Un vecchio racconto rimasto incastrato nelle bozze per mesi.

“Mi tieni la sedia? Non vorrei cadere” mi disse.
Stavamo addobbando la casa per una festa, con palloncini e festoni.
Afferrai forte lo schienale mentre lei ci saliva. Una volta sopra si voltò e mi diede la schiena.
Si sporgeva e si allungava per arrivare fino ai punti più lontani in una maniera così disinvolta da preoccuparmi, così lasciai la sedia ed afferrai lei saldamente per i fianchi.
Adesso che ero più tranquillo, vedendola muoversi davanti ai miei occhi e sentendola tra le mie mani, mi venne voglia di accarezzarla, soprattutto sul ventre, con dolcezza, lentamente. La abbracciai forte, le mie braccia sui suoi fianchi, le mie mani sulla sua pancia, ed appoggiai la testa sulla sua schiena; la dolcezza del suo calore e della sua morbidezza mi riempì tutto.
“Se mi tieni così non riesco a fare niente …”
Mi ricomposi a malincuore, un po’ ferito, e la presi nuovamente per i fianchi.
Dopo un po’ sentii la voglia impellente darle un bacio tenero, leggero e rapido sulla schiena, sopra i vestiti.
Cercai di resistere.
Durai poco, e quindi lo feci.
La cosa non suscitò in lei alcuna reazione.
Allora gliene diedi un altro, ed un altro ancora. Le diedi altri baci, con maggiore frequenza, più lunghi, mentre lei continuava a muoversi.
Mi stava eccitando.
Mi chinai e le diedi un bacio sul sedere. Non disse ancora nulla.
Allora gliene diedi ancora.
Niente.
Allora ebbi voglia di alzarle un po’ la maglia e la canottiera, scoprendole le reni, e le baciai la pelle.
Non protestò.
Spinsi i miei baci lungo i fianchi, verso la pancia, mentre le mani s’infilavano sotto la maglia, sul ventre. Con la punta delle dita le percorsi il bordo dei pantaloni, e quando arrivai dietro glieli abbassai un pochettino, lentamente, baciandole il sedere che faceva capolino mentre lentamente lo scoprivo.
Vidi i brividi sulla sua pelle.
Come mi piaceva e come mi accendeva quel suo culo morbido e liscio, mi veniva voglia di morderlo.
Feci scorrere le mie dita dentro i suoi pantaloni fino al davanti, abbassandoli uniformemente, per scoprirle il pube, e trovai con mia sorpresa la sua mano che le stava dando piacere.
Non mi ero accorto, nella foga del mio desiderio, che lei aveva interrotto il suo lavoro.
Fece per togliere la mano, ma gliela presi e gliela rimisi sulla fica. Gliela premetti sul monte di Venere e le feci fare movimenti circolari, un massaggio eccitante.
Gliela spinsi poi sui petali del suo fiore caldo, fino in fondo, guidandola avanti ed indietro.
La stavo masturbando io ma con la sua mano.
Bruciavo dentro, avevo voglia di sentirla tutta, di toccarla tutta, di baciarla tutta.
Usai l’altra mia mano per accarezzarle la schiena sotto i vestiti, fino alle spalle, e mentre la percorrevo, gliela scoprii, così gliela potei riempire di baci appassionati.
Lei si muoveva per le mie attenzioni in una lenta danza di piacere.
Con un movimento abile delle dita le sganciai il reggiseno, poi feci scivolare la mia mano sotto di esso, fino a poterle afferrarle un seno; era caldo, soffice, tenero, ed il capezzolo turgido ed appuntito.
Sentii le sue dita sulle mie farsi bagnate dal suo succo. Gliele guidai con delicatezza dentro la sua fica e gliele spinsi in fondo.
Era completamente zuppa.
La feci scendere.
“Mettiti sul divano” le dissi.
Si tolse i pantaloni e si sedette a cosce spalancate.
Mi tolsi i pantaloni anch’io, e mi avvicinai a lei, con il mio sesso duro che oscillava. M’inginocchiai tra le sue gambe, tirai a me il suo bacino e le appoggiai la punta del mio cazzo sul buchino della sua fica.
Le presi tra le mani la testa, saldamente, e guardandola dritta negli occhi, con un colpo secco la penetrai.
Il suo petto si mosse in un sospiro di piacere.
Aveva le guance arrossate e lo sguardo languido.
Mi chinai su di lei senza mollare la sua testa, e le rubai un bacio dalle labbra, mentre estraevo il mio sesso dal suo.
Mi rimisi diritto, e continuando a fissarle il viso, le rispinsi dentro il cazzo con forza.
Lei inarcò la schiena gemendo.
Continuai a scoparla così, con colpi secchi e distanziati alternati a baci furtivi e golosi.
E mentre ascoltavamo i suoni acquosi dei nostri sessi che si possedevano, sentii qualcosa scivolarmi attorno al cazzo, sfiorandolo.
Erano le sue dita.
Si stava masturbando, accarezzandosi il clitoride, le labbra, ed anche il mio uccello.
Sentii l’altra sua mano, calda, raccogliere nel suo incavo le mie palle e massaggiarle delicatamente.
Lei ansimava, a bocca aperta, guardandomi fissa, rossa in volto, lasciva. Poi la sua faccia si tese, il suo collo pure, il suo rantolo divenne continuo, lungo e sempre più forte. Inarcò tutto il corpo e poi, con un urlo, fu presa dalle convulsioni dell’orgasmo. Io mi gettai su di lei e la baciai, la sua testa sempre tra le mie mani, le mie labbra sulle sue, la mia lingua che cercava la sua, il suo urlo vibrante nella mia bocca, le sue mani bloccate incastrate tra i nostri due sessi fusi.
Sentii il mio sangue avampare improvvisamente, come un’esplosione che la mia pelle conteneva a stento. Vertigini di piacere. Il mio seme attraversò bruciante come fuoco il mio sesso pulsante. Il mio urlo si mescolò al suo.
Continuai a muovermi su di lei, lentamente, ritmicamente, fino a quando il mio uccello ormai moscio non scivolò da quella sua grotta inondata.
Ma non smisi di baciarla.

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2 pensieri su “La sedia galeotta

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