Acqua 

Quel pomeriggio avevo preparato il letto con un grande telo cerato sotto le lenzuola di flanella.
A cena avevo insistito affinché bevesse tanto, come ormai facevo da settimane.
Appena terminammo di mangiare, con un sorriso dolce e le dissi che per quella sera avevo ideato un giochino nuovo. Lei ne fu entusiasta così andammo subito in camera dove la feci spogliare e distendere nuda a pancia in giù.
“Cosa hai messo sotto al lenzuolo?” mi chiese sentendo la diversa sensazione che le davano le lenzuola.
“È per il giochino nuovo” le risposi evasivo e sereno. Lei mi sorrise fiduciosa, ed io le legai polsi e caviglie ai quattro angoli del letto perché non doveva muoversi mentre glielo facevo.
Una volta che la ebbi immobilizzata perfettamente, mi chinai su di lei e le bisbigliai all’orecchio:
“Fammi vedere quanto sei brava … e ricordati la parola …”
“Sì … – mi rispose – … ‘mela’ …”
Andai in cucina dove presi dal frigo una bottiglia d’acqua fredda, poi tornai in camera e mi inginocchiai sul letto accanto a lei. Mi chinai a baciarle la schiena, così da poter aggiustare la mia posizione.
Aprii la bottiglia e mi riempii la bocca con il contenuto, poi appoggiai le mie labbra sulle sue reni e lasciai uscire fuori il liquido. Lei si mise ad gemere, contraendo tutti i muscoli e sollevando la testa; tentò anche di dimenarsi, ma l’avevo legata davvero bene.
La sua pelle fu tutta un fiorire di brividi.
Mi riempii di nuovo d’acqua la bocca e questa volta gliela versai sullo spacco del sedere. Le corse tra le cosce, sulla fica, facendola gemere e tendere tutta di nuovo. Vedevo i glutei ed i muscoli delle sue gambe irriggidirsi.
Le baciai teneramente le reni, lasciandole un attimo di pausa. La mia piccola ansimava di già, aveva già il fiatone per lo sforzo, e sicuramente l’acqua gelida le era finita sotto la pancia, ma non protestò: sapeva cosa fare se voleva fermarmi.
Presi un’altra sorsata capace e poi le appoggiai le labbra tra le scapole. E sentendo l’acqua gelida scorrerle per la schiena, lei grugnì un lungo “no” strozzato, mentre contraeva tutti i muscoli con così tanta forza da far gemere il letto. Ma io non mi fermai per attendere la safeword, e mi riempii subito di nuovo la bocca.
Andai sul suo culo, già duro e stretto, e le cavai fuori un lungo gemito versandole lentamente addosso il liquido gelato.
Mi caricai di nuovo e gliela versai ancora nello spacco del sedere.
Lei si contrasse di nuovo tutta ma non riuscì più a trattenersi. E con un rantolo acuto svuotò completamente la sua vescica sul letto. Un fiotto lungo, abbondante, interminabile, caldo.
Brava piccina mia.

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6 pensieri su “Acqua 

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